Secondo alcune statistiche, è molto probabile che tu non riuscirai ad arrivare alla fine di questo articolo.

“La soglia di attenzione delle persone si abbassa anno dopo anno. Ormai le persone hanno l’attenzione di un pesce rosso”.

Scommetto che questa frase l’hai già sentita. É la classica frase d’effetto da inserire nelle slide, per fare colpo sulla platea.

Mi dispiace deluderti, ma questa storia del pesce rosso è una balla colossale.

Non è mai stata condotta alcuna ricerca formale che confermi la durata dell’attenzione di un pesce rosso (i famosi 3 secondi).

Alcuni studiosi pensano che questo “mito dei 3 secondi” sia nato per auto-giustificarci quando obblighiamo a vivere i poveri pesci rossi dentro anguste bocce di vetro (i 3 secondi sarebbero il tempo in cui un pesce compie un giro della boccia).

La scintilla che ha fatto esplodere la bomba del “siamo tutti pesci rossi” è stata un ricerca del 2015 firmata da Microsoft Canada, intitolata “Attention Span Research Report”.

Il succo della ricerca è presto detto: in una società piena di stimoli come la nostra, la capacità e la durata dell’attenzione delle persone sta drasticamente scendendo.

Vero o falso? Lascio giustamente la parola agli scienziati esperti sul tema.

Ma considerando che milioni di persone ogni giorno si sparano 6 ore di maratona su Netflix (o di #maratonaMentana), un’idea me lo sono fatta!

Mito o meno, il fenomeno dell’attenzione del pesce rosso fornisce lo spunto per alcune riflessioni attuali e reali.

É sufficiente alzare un attimo lo sguardo dallo smartphone per accorgersi di essere circondati da altre persone…incollate ad uno smartphone.

Facebook, Instagram, Youtube, Whatsapp, Tinder, Netflix…quanti contenuti da consumare!

A voler essere precisi, negli ultimi 60 secondi su internet è successo questo:

  • 4,5 milioni di video su Youtube sono stati visti
  • 41,6 milioni di messaggi su Whatsapp e Messenger sono stati inviati
  • 694.444 ore di video su Netflix sono state guardate
  • 188 milioni di email sono state inviate

La competizione per conquistare l’attenzione dei propri potenziali clienti è più tosta che mai.

Allora se è un problema di quantità, non mi resta che postare più contenuti dei miei concorrenti per superare il problema

Uhm…no.

Non è solo una questione alla “pubblico un video al giorno alla Montemagno“.

Sono ormai più di 15 anni che persone e aziende hanno la possibilità di creare e pubblicare contenuti su internet.

Una volta era possibile pubblicare contenuti di qualità quantomeno “discutibile”, come il primo video caricato in assoluto su Youtube dal suo fondatore (che puoi vedere qui sotto).

Le persone oggi sono di bocca buona, e non tollerano più video in cui l’audio gracchia per il vento o foto scattate fuori fuoco.

Questo è il primo video in assoluto pubblicato su Youtube, leggermente diverso da quello che siamo abituati a vedere oggigiorno!

Non è quindi colpa “dell’attenzione da pesce rosso” se i tuoi contenuti non funzionano. La verità è una sola: sei noioso!

Skip, swipe, jump.

Tre parole maledette che per il tuo brand hanno un solo significato: sei maledettamente noioso.

Tu però potresti rispondermi: “noia non vuol dire niente, è un concetto totalmente relativo“.

E avresti ragione a dirmelo!

Ma allora quali sono i campanelli d’allarme che ti possono mettere in allerta e avvisarti che i tuoi contenuti sono efficaci come degli arcieri con le frecce spuntate?

  • Copertura organica dei tuoi post su Facebook/Instagram in picchiata rispetto agli anni precedenti.
  • I lettori del tuo blog non aumentano nel tempo (o peggio ancora, diminuiscono).
  • Le persone che visualizzano i tuoi contenuti non interagiscono (commenti, condivisioni, ecc..).

Certo, qui siamo tra imprenditori seri che guardano solo i numeri che contano: fatturato, margini e ROI.

Like, cuoricini, condivisioni e commenti non pagano mica fatture e stipendi.

Ma proprio perché like e cuoricini sono metriche di base e teoricamente facili da raggiungere, essere qui in difficoltà è il segnale inequivocabile che i tuoi contenuti non stanno facendo il loro dovere.

Se non riesci a convincere una persona a leggere un articolo gratuito del tuo blog, come puoi sperare di indurlo ad aprire il portafoglio?

É il caso quindi di rimettere mano alla tua macchina di produzione dei contenuti per blog e social.

In caso contrario, il tuo brand sparirà rapidamente dai “radar web” dei tuoi potenziali clienti.

L’arma segreta utilizzata dagli influencer per farsi notare dai pesci rossi

Emerge però un paradosso da questa storia di “le persone non prestano più attenzione a nulla”.

Da un lato, aziende e brand fanno sempre più fatica a mostrare i loro contenuti di marketing ai potenziali clienti (l’unica via è aprire gioiosamente il portafoglio e investire in pubblicità come Facebook Ads o Google Ads, con i costi che ne derivano).

Dall’altro lato, negli ultimi anni hanno raggiunto una certa popolarità degli individui ordinari e privi di fama. Persone della porta accanto che, da perfetti sconosciuti, sono riusciti a riunire attorno a loro una più o meno grande quantità di persone.

Sto parlando degli influencer, ovviamente.

Come hanno fatto persone senza budget di marketing e (spesso) zero esperienza nella produzione di contenuti a farsi strada in un web sempre più affollato?

Qual è la loro arma segreta?

La risposta è semplice: la conoscenza perfetta e maniacale del loro target di riferimento.

Ma c’è il trucco. Non conducono articolate analisi di mercato sulle tendenze di stile o le preferenze di acquisto.

Sono così bravi ed efficaci ad ottenere l’attenzione delle persone perché…sono loro stessi il loro target!

A loro non resta che creare e pubblicare i contenuti che loro stessi vorrebbero vedere.

Magari in questo momento è possibile tu stia pensando: “Sono 5-10-20-30 anni che sono sul mercato, conosco i miei clienti come le mie tasche!“.

Certo, non ho motivo di metterlo di un dubbio. Ma credo sia chiaro che gli influencer attivi nella tua nicchia stanno avendo successo dove tu stai fallendo: ottenere l’attenzione dei tuoi potenziali clienti.

La prima strada logica che potresti intraprendere è approfondire il tuo grado di conoscenza dei tuoi clienti: desideri, paure, problemi, linguaggio, stile, ambizioni. Saresti finalmente in grado di produrre contenuti perfetti per loro.

Ma per quanto tu possa fare bene i compiti per casa, saresti sempre un passo indietro in confronto agli influencer.

E per una semplice ragione che va oltre il tuo controllo: le persone si fidano maggiormente dei propri pari, invece che delle aziende (qui un interessante articolo di Forbes al riguardo).

Ecco perché investire in una campagna di influencer marketing è la strategia migliore per superare la “maledizione del pesce rosso” e mettere il tuo prodotto e brand sotto gli occhi di un nuovo gruppo di potenziali clienti. Persone che, altrimenti, ti ignorerebbero come faceva quella ragazza (o ragazzo) di cui eri perdutamente innamorato al liceo.

Collaborando con gli influencer non devi interrompere il flusso dei contenuti del tuo target con la tua autoreferenziale pubblicità.

Lavorando con gli influencer puoi risparmiare le decine di migliaia di euro che dovresti spendere nell’ideazione, creazione e promozione dei contenuti.

Investendo sugli influencer potrai dimenticarti per sempre dei pesci rossi! 🙂

About The Author

Andrea Giavara

Progetto e porto al successo le tue campagna di influencer marketing. Fondatore di Get Influence